La Campania

Terra ricca di storia, arte e tradizione di antichissima origine sannitica, fu abitata nell’VIII sec. a.C. dai Greci, che dai loro progenitori, gli Elleni, avevano ereditato il culto di Dioniso e delle sue baccanti, culto attraverso cui il mondo avrebbe conosciuto il vino. Divenne successivamente etrusca, splendida civiltà le cui tracce sono state rinvenute a Capua e a Pompei per poi trasformarsi in territorio dell’impero romano nel I sec. A.C. I Romani furono i primi inventori delle tecniche di potatura e di innesto. Denominata “Campania Felix” per la straordinaria fertilità del terreno fu dunque terra votata all’agricoltura sin dalle sue remote origini, quando produceva già i famosi “vini degli imperatori”. In particolare, l’area appenninica dell’Irpinia divenne la zona di produzione dei migliori vini della Campania quali il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.

I vini D.O.C.G.

I vini D.O.C.G.
I vini D.O.C.G.

Dal punto di vista geologico, il Territorio Irpino è straordinariamente giovane. Poco meno di 40.000 anni fa (un attimo, dal punto di vista geologico) nei Campi Flegrei aveva luogo una poderosa eruzione vulcanica, i cui devastanti effetti si fecero sentire in tutto il bacino del Mediterraneo, in modo particolare nelle zone orientali, verso le quali spiravano in prevalenza i venti. Per giorni e giorni i venti spinsero anche verso l’Irpinia le nubi di tefra, miscuglio incandescente di ceneri e lapilli. Il cielo si oscurò per mesi, le temperature scesero repentinamente, i campi si ricoprirono di uno spesso strato di materiali vulcanici che via via si solidificarono. In gran parte del territorio della Campania venne annientata di colpo ogni forma di vita vegetale, animale ed umana. Il tempo impiegato dall’ambiente per riassorbire gli effetti della catastrofe sarebbe stato lunghissimo, forse di vari millenni.

Il Territorio Irtpino, pur distante oltre 50 chilometri dall’epicentro dell’eruzione, fu tra le zone più colpite dalla catastrofe. I prodotti vulcanici, all’origine sciolti, che saranno denominati nel loro insieme tufo grigio campano, si depositarono in gran quantità nelle depressioni vallive, colmandole per un’altezza di decine di metri. Gli stessi prodotti vulcanici, dopo aver colmato con la loro massa fluida e incandescente le valli, si consolidano rapidamente, trasformandosi nelle ben note formazioni di tufo colonnare grigio, visibili oggi in tanti punti del territorio Avellinese, come nei costoni di Tufo e di Prata di Principato Ultra.

Il grande ammasso tufaceo, a mano a mano si consolida, sconvolge il preesistente reticolo idrografico. Le acque superficiali si raccolgono in diversi corsi d’acqua ai piedi del nuovo banco tufaceo. I corsi d’acqua iniziano ben presto a incidere il banco tufaceo, fino a raggiungere il sottostante strato geologico, di natura argillosa e quindi impermeabile. Il territorio ricco quindi di preziosi minerali vulcanici quali boro, fosforo, magnesio, potassio ecc.. diventa habitat ideale per la coltivazione della vite.

Il vitigno più antico dell’Avellinese è senza dubbio il Greco di Tufo, da cui si ricava l’omonimo vino, importato dalla regione greca della Tessaglia, dai Pelasgi. La conferma dell’origine millenaria di questa vite è data dal ritrovamento a Pompei di un affresco risalente al I secolo a.C. dove si menziona esplicitamente il “vino Greco”. La coltivazione del vitigno Greco fu diffusa all’inizio sulle pendici del Vesuvio e successivamente in altre zone della in provincia di Avellino, dove prese il nome di Greco di Tufo. (Disciplinare di produzione)

La figura mostra la zona di produzione del Greco di Tufo (DOCG) che comprende l’intero territorio dei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni, in provincia di Avellino.

Sulle tracce paleocristiane

Nel borgo di Prata di Principato Ultra, un pò fuori dall’abitato, ove è ubicata l’Azienda Agricola «Maurisi», si trova uno dei luoghi di culto più antichi della provincia di Avellino, la Basilica dell’Annunziata. Realizzata su un sito paleocristiano tra il VII ed VIII secolo, la basilica rappresenta uno splendido esempio di architettura religiosa longobarda. Originariamente scavata nel tufo, sito dedicato al culto delle acque in epoca pagana, la basilica conserva dipinti parietali tra cui “la Vergine Orante” esempio di icona bizantina, una cripta con scolatoi e le interessanti catacombe paleocristiane scavate nel tufo con affreschi murali e sarcofaghi.

Nel centro antico che si sviluppa attorno al Palazzo Baronale realizzato nel XVII secolo sui resti di un antico castello, troviamo la chiesa di San Giacomo ad impianto settecentesco, la chiesa di San Giuseppe del XVIII secolo ed i Palazzi Grillo e del Monte della Pietà. Prata di Principato Ultra è Città del Greco di Tufo a Denominazione di Origine Controllata Garantita (DOCG). Oggi, grazie all’opera dell’uomo e al suo clima uniformemente mite durante il corso dell’anno con inverni mai eccessivamente rigidi ed estati mai torride, l’argillosa pianura campana estendendosi tra la costa e le catene montuose degli Appennini, si trasforma nei due distretti dell’Irpinia e del Sannio in dolci colline sui cui fianchi esibisce i suoi imponenti vigneti.